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  i Saluti del Comune
Tricarico vi da il benvenuto con il suo centro storico medioevale tra i più importanti della Basilicata, con il suo pregevole patrimonio di storia e d’arte frutto dell’incontro delle varie civiltà (bizantina, araba, normanna , ebraica, albanese) succedutesi nel tempo, con i suoi monumenti, i suoi conventi, i suoi portali, i suoi affreschi, i sui ambienti espositivi e le antiche porte, anche millenarie, di accesso al borgo fortificato.
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Tricarico

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Comune di Tricarico


Cenni Storici

Conosciuta come Città Arabo Normanna, Tricarico è uno dei più suggestivi centri della provincia di Matera, ricca di monumenti e protagonista di una storia millenaria che si intreccia, da un lato, con la diocesi di cui è sede sin dal sec. X e, dall’altro con lo cultura delle genti che l'hanno popolata. Secondo alcuni studiosi, il toponimo potrebbe derivare dal greco “treis” (tre) e da “akros” (vetta, monte) e quindi “città dei tre monti”; secondo altri, invece, dal greco “treis kai kora” o “treis kariaris” e, quindi, “città delle tre grazie” o “città graziosa”. Il ritrovamento di alcune tombe del VI sec. a.C., fanno pensare che la sua fondazione risalga all’epoca preromana anche se la prima fonte documentata la ricorda come città longobarda.
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Itinerario Turistico

Il centro storico alto-medievale si rispecchia in maniera esemplare nei quartieri di Ràbata, Saracena, Civita, Piano e Monte. Di natura islamica sono i quartieri di Ràbata e Saracena, caratterizzati, entrambi, da una via principale (shari) e da una moltitudine di vie secondarie (darb) che si intrecciano fra loro confluendo in vicoli ciechi (sucac). A ridosso dei due quartieri possiamo ammirare orti e giardini terrazzati, un esempio notevole dell’arte araba di coltivare terreni brulli e aridi. Restano ancora tracce delle poderose mura di cinta e gli accessi alla città con le torri (Porta delle Beccarie, Porta Monte, Porta Fontana, Porta e Torre della Ràbata e Porta e Torre Saracena).
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Archeologia

Il territorio di Tricarico è ricco di testimonianze archeologiche con tre città due delle quali costituiscono i più vasti centri lucani mai rinvenuti come dimostra la villa romana di Sant’Agata con pavimentazione a mosaico policromo. La città fortificata di Serra del Cedro, oltre alla complessità del sistema viario e la sua notevole estensione (circa 60 ettari), presenta forti analogie storiche con i vicini centri di Croccia Cognato e Serra Vaglio. La presenza umana presso il centro di Serra del Cedro risale al VI sec. a.C. e continua nei due secoli successivi. L’ampliamento del IV sec., durò pochi decenni; la distruzione è da attribuirsi ad eventi bellici che si conclusero nei primi decenni del II sec. a.C., quando Roma completò la conquista della Magna Grecia, dopo aver distrutto Taranto, el 272 a.C.
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Eventi

Il Carnevale di Tricarico inizia il 17 Dicembre in occasione della festività di Sant’Antonio Abate, quando il paese si risveglia al suono allegro di campanacci portati dalle Maschere di Tricarico (in dialetto “L’ màsh-r”) travestite da mucche e da tori. L’abito delle mucche è rappresentato da pesanti maglie, uno scialle legato in vita e numerosi foulard colorati legati al collo, alle braccia ed alle gambe mentre i tori hanno abiti neri e foulard rossi. Tutti indossano un cappello a larghe falde bianco per le mucche e nero per i tori. Accompagnati dal capomassaro, dal sottomassaro e dai vaccari, si ritrovano all’alba sul piazzale antistante la Chiesa del Santo Eremita per compiere i rituali tre giri intorno alla chiesa e per assistere alla Messa.
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La cucina tradizionale offre prodotti semplici e genuini come il pane e le focacce; la pasta fresca fatta in casa e i dolci tipici. Una merenda estiva è costituita proprio dal pane raffermo appena bagnato e condito con olio extravergine e pomodorino fresco (acqua-sale) mentre, il “pancotto” con le cime di rapa o sugo di pomodoro con cipolle e peperoncino riscalda le cene invernali. I primi piatti prediligono la pasta fatta in casa come i “fr-zzùl”, lavorati con sottili fusti di giunco, conditi con sugo; oppure i “cafatìdd” con sugo o cime di rapa, i “r-cchijtèll” al sugo di carne e i “laganìdd” con lenticchie. La cucina si è arricchita anche di sapori arabi come con le “lagàne” (tagliatelle) con mollica ed uva passa, un piacevole incontro tra dolce e salato.
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Il territorio di Tricarico ha una superficie di oltre 17.000 ettari, di cui circa 2.500 sono boschi. Il più grande è quello di Tre Cancelli-Fonti, esteso circa per circa 600 ettari, dove crescono querce, cerri e roverelle. Il sito, adiacente all’area archeologica di Civita, è da sempre meta di visitatori locali e non attratti dalla tranquillità e dalla possibilità di poter fare un pic-nic in un’area attrezzata con tavoli, panche e barbecue in pietra ed una struttura sportiva con campi di calcetto, pallacanestro, pallavolo e bocce con un percorso attrezzato da punti panoramici di osservazione.
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Le pitture che ornano numerose Chiese e Conventi di Tricarico si devono all’artista Pietro Antonio Ferro che nel 1600 contribuì allo sviluppo culturale della cittadina. Agli inizi del XVII sec., Tricarico conobbe, infatti, un periodo di splendore urbanistico, dovuto al sensibile aumento demografico e, vivacità economica e intellettuale. Eccezionale sviluppo ebbe l’arte figurativa: noti gli affreschi dell’artista custoditi presso la Chiesa di Santa Chiara e nella Chiesa di Santa Maria del Carmine. Il Ferro e, successivamente anche i suoi figli, Carlo e Giovanni, seppero elaborare un maturo linguaggio pittorico che influenzò il panorama artistico della regione nei primi quarant’anni del 1600.
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