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Panoramica Salandra
Adamo Caduto di Padre Serafino da Salandra
Calanchi Basilicata

CENNI STORICI

NATURA E PAESAGGIO

STORIA E LETTERATURA

Salandra sorge su un rilievo collinare a ca.598 m s.l.m., in posizione dominante la valle del Salandrella-Cavone. Il nome Salandra ha origini antiche e probabilmente deriva da un toponimo greco legato al vicino corso d’acqua Salandrella, l’Acalandro o Acalandrum, menzionato nelle fonti antiche. Una seconda ipotesi rimanda a “Calandra”, l’aulada contrix, volatile affine alle allodole, documentato nel territorio e verosimilmente ritratto nel primo stemma cittadino. Le prime tracce di frequentazione antropica si datano tra l’età del Ferro e l’età ellenistico-lucana e provengono da diverse località quali Madonna del Monte, Monte Sant’Angelo, Serra d’Ulivo, Piana S. Giovanni, S. Vitale e Mesola Lunga. Ad una nuova ed intensa fase occupazionale si assiste in epoca medievale con la nascita, in età normanna, dell’attuale centro urbano. A tale periodo risalgono i resti del castello normanno e la chiesa Madre della Santissima Trinità, siti nel centro storico. Sul finire del 1400 la storia del feudo di Salandra è strettamente connessa alle vicende della casata aragonese e dal 1544 fino ai primi anni del 1800 è legata alla famiglia Revertera. Uno degli interventi più importanti della casata è la costruzione del monastero extraurbano dei Padri Francescani Riformati (oggi sede municipale) e dell’annessa Chiesa di S. Antonio da Padova.

La vita religiosa e sociale della comunità salandrese del XVII secolo è segnata da un illustre personaggio: Padre Serafino.  Nato a Salandra nel 1595, fu educato nel locale monastero di San Francesco; tra il 1644 e il 1647 fu eletto definitore e custode dell’Ordine Francescano per tutta la provincia di Basilicata. Instancabile predicatore viaggiò molto da Potenza a Cosenza, da Matera a Napoli dove morì di peste nel 1656. La sua opera più celebre è la tragedia sacra “Adamo Caduto” in 5 atti, incentrata sui temi del peccato originale e della cacciata di Adamo ed Eva dal Giardino dell’Eden. Molti studiosi sostengono che l’opera sia stata una delle fonti principali a cui John Milton s’ispirò per il poema “Paradise Lost”.

Il territorio di Salandra offre paesaggi diversi e suggestivi: dalle brulle colline argillose che degradano verso il torrente Salandrella si passa alle fresche aree boschive. I diversi punti panoramici del centro storico e la strada comunale che conduce alla provinciale “Cavonica” offrono la visione di un paesaggio lunare con i suggestivi calanchi. La campagna che circonda il paese si caratterizza per la presenza di uliveti e frutteti mentre le aree più distanti sono ricoperte, per oltre 1000 ettari, da un folto bosco costituito principalmente da essenze quercine (cerro, roverella, farnetto) e da specie arbustive secondarie (ciavardello, prugnolo, orniello). Il bosco Materi e la località Montagnola si prestano a passeggiate immerse nella natura e offrono momenti preziosi di puro relax.

Contrada Montagnola Salandra

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Chiostro Convento Salandra
Interno Chiesa Madre Salandra
Trittico dell'Annunciazione Chiesa di Sant'Antonio a Salandra

ITINERARIO TURISTICO

ITINERARIO TURISTICO

ITINERARIO TURISTICO

Prima parte

Seconda parte

Terza parte

La chiesa è divisa internamente in due navate: la principale che conduce all’altare maggiore del 1751, opera dello scultore Antonio De Lucca da Napoli, e la laterale sinistra, che termina nella cappella del Sacro Cuore. Nell’abside svetta imponente il dipinto della Trinità, con le figure del Padre, del Cristo-Figlio e della colomba dello Spirito Santo. Sotto il presbiterio si conservano i resti di una cripta decorata con affreschi bizantini, dotata di un piccolo altare. L’ingresso principale al borgo avveniva tramite la cosiddetta Porta Nuova, presente in piazza Guglielmo Marconi, realizzata in muratura mista di mattoni e pietre, che presenta pianta rettangolare coperta da un sistema articolato di volte a padiglione. L’antica cinta muraria, di cui la porta costituisce ad oggi la sola testimonianza architettonica, cingeva quasi interamente il borgo medievale ed era probabilmente dotata di diverse postazioni di vedetta per la difesa e il controllo del territorio circostante. Piazza Marconi, realizzata dopo il terremoto del 1857, accoglie, nei suoi spazi intimi, numerosi eventi culturali; la sua vita è segnata dai rintocchi dell’orologio. La Torre dell’Orologio, alta circa 20 m, è costituita da una robusta struttura in mattoni e blocchi litici, a pianta quadrangolare e suddivisa in tre settori da cornicioni marcapiano. Inferiorimente, sopra la porta d’ingresso, è affissa una lapide commemorativa dei caduti della Prima Guerra Mondiale, a cui corrisponde, in alto, una monofora con arco a tutto sesto. Nel terzo piano è posto l’orologio, inquadrato da due semipilastri in mattoni, mentre in alto svetta  l’edicola con la campana, interamente ricostruita dopo il terremoto del 1980. In aree extraurbane si collocano la Chiesa dell’Annunziata e il Santuario della Madonna del Monte. Quest’ultimo, menzionato come “Monastero di Santa Maria de Cornu” nella bolla di Papa Lucio III del 1183, sorge a ca. 7 km da Salandra, all’interno di un’area verde con querce secolari e uliveti. La chiesa dedicata alla Vergine fu costruita in età altomedievale ed ampliata nel 1800. A pianta rettangolare, presenta in facciata un portale ligneo con architrave in mattoni e un campanile a “cavaliere”. Internamente ha una sola navata con volta a botte lunettata e conserva nell’abside alcuni frammenti di affresco in stile bizantino. Accanto all’edificio le indagini archeologiche hanno individuato i resti di una seconda chiesa di minori dimensioni. Era dotata di un’abside aperta sul lato est e di un piccolo ingresso a nord. Intorno si collocavano le sepolture, in cassa di tegole, databili tra VI e VII secolo d.C.

Salandra vanta un ricco patrimonio artistico ed architettonico. Intorno a piazza S. Rocco, fulcro della vita cittadina, si dispongono i monumenti principali. Il primo è l’ex Convento dei Padri Francescani Riformati con l’annessa Chiesa di S. Antonio da Padova. Alla chiesa, arretrata rispetto al resto della struttura, si accede tramite un portale archivoltato, inquadrato da semicolonne rudentate che sorreggono una piatta trabeazione. Sull’architrave è incisa, a lettere capitali, un’iscrizione che data a settembre 1573 l’apertura al pubblico dell’edificio religioso. A decoro della facciata sono presenti le statue in pietra calcarea in tre nicchie poste sopra l’architrave, verosimilmente d’epoca bizantina, di S. Antonio, San Francesco e del Cristo Redentore. Il portale è fiancheggiato da due leoni in pietra, di stile saraceno, probabilmente di reimpiego. L’interno, a navata unica, è arricchito da preziose opere pittoriche e scultoree del XVI, XVII e XVIII secolo, alcune di inestimabile valore artistico. Prima fra tutti è il trittico dell’Annunciazione, capolavoro di Simone da Firenze, noto pittore del XVI secolo, in origine pala d’altare della chiesa rurale dell’Annunziata. La scena centrale dell’Annunciazione con la Vergine e l’Arcangelo Gabriele è incorniciata da altre raffigurazioni: l’Eterno benedicente in alto; San Pietro a sinistra; San Giovanni Battista a destra; questi ultimi sormontati da due santi a mezzo busto (San Girolamo e San Paolo); in basso si colloca una predella tripartita raffigurante Cristo e i Dodici Apostoli. Sull’altare maggiore domina il prezioso polittico del potentino Antonio Stabile (1569-1584). Esso è diviso in tredici scomparti decorati con racemi e colonne dorate, che al centro inquadrano i dipinti di S. Francesco, dell’l’Immacolata e di S. Chiara. Nel registro superiore si scorgono i quadri raffiguranti l’Arcangelo Gabriele, la Trinità e l’Annunziata. Speculare all’altare v’è la cantoria, che ospita uno dei più antichi organi rinascimentali datato al 1570. Esso presenta una cassa di risonanza con facciata a cinque campate, delimitata da un architrave a motivi arabeschi con cornicione, su cui è riportata l’iscrizione “[…]US MEUM LEV[…]”. Lo stemma dei Revertera, raffigurante uno scudo con all’interno tre bisanti azzurri posti tra due bande orizzontali rosse, è presente sul prospetto frontale della cassa e costituisce un documento importante dei legami tra la casata spagnola e la comunità monastica salandrese; legame sancito anche dalla presenza a destra dell’altare di una statua in gesso del Duca Francesco Revertera. Alla chiesa è collegato l’antico monastero dei frati Minori dell’Osservanza, costruito intorno al 1542/46 per concessione di Papa 

Paolo III e per volontà sia del Duca Revertera, signore di Salandra, che della comunità salandrese. Nel 1593 il convento passa ai Padri Francescani Riformati. Sul suggestivo chiostro si affaccia la Sala dell’Affresco, in origine refettorio del convento, dove si può ammirare uno splendido affresco di ignoto pittore lucano. Nel registro centrale è la scena della Deposizione del Cristo dalla Croce, alla presenza della Madonna e delle tre Marie. Nei due registri laterali sono raffigurati S. Francesco e S. Antonio da Padova. Pertinenza del convento è la croce situata nella villa comunale. Cuore verde del paese, la villa, realizzata intorno al 1948, rimane ancora oggi un luogo di incontro e di ristoro soprattutto nel periodo estivo. Sulla piazza principale del paese si affaccia la Chiesa di San Rocco, sede della parrocchia della SS. Trinità di Salandra, dedicata al santo patrono di Salandra. Essa è stata costruita nel 1656, nell’anno dell’epidemia di peste che colpì duramente il viceregno di Napoli.  Nel 1843 fu ampliata e dopo tre anni fu aperta al pubblico. Esternamente si presenta con un’imponente facciata divisa in tre parti da semipilastri addossati alle pareti. Lo spazio interno è anch’esso diviso in tre navate, scandite da larghi pilastri con capitelli corinzi. Questi sorreggono un lungo architrave e la copertura con volta a botte lunettata. In fondo alla navata centrale si collocano la zona presbiteriale e l’abside semicircolare coperti da una cupola con quattro lunette decorate dagli affreschi dei Quattro Evangelisti, opera dell’artista Cosimo Sampietro da Massafra.  Anche questa chiesa è impreziosita da un ricco repertorio scultoreo e pittorico risalente ai secoli XVII- XVIII e XIX secolo. Nella cantoria, sorretta da due colonne in legno policromo con capitelli ionici e decorata da un fregio raffigurante una lira sorretta da due putti alati, è presente l’organo del XVIII secolo. Il centro storico occupa la parte più alta del paese, a dominio della circostante vallata. Non molto distante dall’edificio religioso si colloca la Chiesa di S. Lucia, un tempo Santa Maria della Neve. Dell’antico borgo medievale, fatto di vicoli, piazzette, chiesette private (Cappella di S. Maria Larabita), palazzi gentilizi e modeste abitazioni, rimangono a testimonianza i resti del Castello normanno e la Chiesa Madre della SS. Trinità. Quest’ultima, costruita tra i secoli XI e XII, ha subìto nel tempo numerosi danni a causa di forti terremoti. Nel 1857, a seguito del crollo parziale dell’edificio e del campanile, si preferì ricostruirne la facciata e solo parte della torre campanaria per evitare che nuove calamità naturali potessero comprometterne la stabilità. La chiesa, di stile romanico, presenta in facciata una piatta trabeazione in mattoni, sorretta da due semi-pilastri che inquadrano il portale ligneo decorato dal simbolo della Trinità: un triangolo con all’interno l’occhio onniveggente di Dio.

 

 

 

Palazzetto dello Sport Salandra
Madonna del Monte
Piatti tipici di Salandra

RITI E MANIFESTAZIONI

IMPIANTI SPORTIVI

GASTRONOMIA

A pochi chilometri da Salandra la frazione di Montagnola, nata negli anni ’70 del secolo scorso nella omonima località circondata dal bosco, oltre ad essere una zona residenziale ospita un importante complesso sportivo composto dal Palazzetto “Marco Saponara” e da campi da calcio e calcetto. In località Varre, più vicina al paese, si trovano i campi da calcio, da tennis e da basket mentre gli amanti della velocità possono cimentarsi con le gare di kart e con giri in moto presso il Kartodromo sito lungo la strada provinciale Salandra-Grottole.     

La cucina tipica salandrese è un’esplosione di gusti e profumi intensi. I piatti raccontano la storia del paese attraverso la combinazione di tradizioni culinarie antiche e i sapori semplici della terra. ‘A pasturalë (stufato di carne di pecora con verdure e aromi cotto lentamente in un contenitore di terracotta, la pignata), patate lesse e peperoni cruschi fritti, fafe e fògghië (fave e cicorie campestri), trippa con le patate, pasta fresca (orecchiette, cavatelli, ecc.) con cime di rapa e peperoncino o con salsiccia fresca o con ceci (sagnëtèddë e cécërë) sono solo alcuni piatti tipici che affondano le radici nella tradizione culinaria contadina e pastorale della Basilicata. Salandra vanta anche un’antica tradizione di lavorazione della carne suina, incentrata sulla produzione di insaccati (salciccia, capocollo, pancetta, ecc.) e del latte caprino per la produzione di formaggi. Durante le festività si assaporano dolci tradizionali come i fagottini con la ricotta o la crema di ceci, le pettole, i crëspeddë  o le chiacchiere, la focaccia con la ricotta e tanto altro che suggellano momenti di convivialità sin dalle fasi di preparazione.

Il calendario delle festività salandresi inizia a gennaio con la celebrazione della messa in onore di S. Antuono Abate e la tradizionale sfilata dei Campanacci. Il suono dei campanacci rimbomba per le vie del paese sin dalle prime luci dell’alba come simboli propiziatori per attirare buona sorte, prosperità e fertilità. Seguono i riti della Settimana Santa e del Corpus Domini per poi giungere a maggio. Nell’ultima domenica del mese cade la festa campestre in onore della Vergine Maria, molto sentita dai salandresi (e non solo), che ha luogo nel santuario della Madonna del Monte. Secondo la leggenda, il posto, immerso nel bosco, fu scelto direttamente dalla Madonna, apparsa a un pastore nel tronco di uno delle querce secolari che caratterizzano l’area.  La festa inizia il sabato con la processione della statua della Madonna per le vie del paese e la solenne messa in località Montagnola. Accompagnata la Madonna al santuario si aspetta l’arrivo della domenica. L’intera giornata si svolge intorno alla chiesetta rurale scandita da momenti di preghiera e di svago: bancarelle, punti di ristoro, luminarie, giochi animano il luogo fino a tarda sera in attesa dello spettacolo pirotecnico. Un’altra ricorrenza molto attesa dalla comunità locale è la festa patronale in onore di S. Rocco che cade nelle giornate del 16, 17, 18 e 19 agosto. I festeggiamenti uniscono riti religiosi ed eventi culturali e culminano nelle solenni processioni di San Rocco “vecchio” legata al mondo contadino e di San Rocco del 18 agosto. La statua del santo patrono, ornata di ex voto, è accompagnata per le vie del paese in maniera partecipativa. Le serate sono allietate da concerti bandistici, spettacoli teatrali e musicali e terminano con gli spettacoli pirotecnici che illuminano il cielo sopra le cantine. Un appuntamento imperdibile è Storie Parallele Film Festival a settembre che regala al paese intense giornate all’insegna del cinema documentario, di incontri con artisti nazionali ed internazionali, di laboratori per bambini e ragazzi.

Torre dell'Orologio Salandra
Villa Comunale Salandra

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