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CENNI STORICI

RISERVA NATURALE DI S. GIULIANO

IL BOSCO DELLE COSTE

 

Grottole, situata su un altopiano arrotondato a oltre 400 m. slm, tra i fiumi Basento e Bradano, rientra, in parte, nella Riserva Regionale San Giuliano e, nelle sue vicinanze, lungo il versante che si affaccia sulla Valle del Bradano, si trova il bellissimo bosco “delle Coste”. Il suo nome deriva dal latino “criptula” e rivela le origini preistoriche del centro lucano che iniziò a formarsi all’interno di piccole grotte, alcune ancora visibili e altre ristrutturate ed adibite a laboratori per produzioni artigianali locali. Interessanti nel territorio gli insediamenti greci e romani; Grottole fece parte inoltre della VII Regione Metapontina, un'area della Magna Grecia, nota per la sua fertilità e la sua prosperità, situata tra i fiumi Bradano e Basento, colonizzata dai Greci tra il XIII e il XII secolo a. C. Al tempo dei romani Grottole era un piccolo villaggio-presidio ed anche una stazioncina lungo la Via Appia. In quest'epoca, la comunità, divenne Municipium. Quando i Longobardi divisero l'Italia in 36 ducati, il feudo di Grottole fu incorporato nel ducato di Salerno, dominato da Siconolfo, principe di Salerno, che fece edificare, sulla collinetta chiamata Motta, il nucleo originario del Castello Feudale. Nel corso dei secoli e fino al 1874, varie Famiglie e Signorie si sono contese il feudo; dagli Orsini-Del Balzo agli Zurlo-Pisciscelli, dai Sancez De Luna D'Aragona ai Caracciolo di Melissano, dagli Spinelli di San Giorgio ai Sanseverino di Bisignano.

 

Il bosco Le Coste fa parte dell’area dell’oasi naturale di san Giuliano, a pochi chilometri dall’abitato, rappresenta il più grosso polmone verde, estensione naturale dell’oasi stessa. Di significativa importanza ambientale sono anche la Foresta e l’altopiano di sant’Antonio Abate, dove abbonda anche la presenza di macchia mediterranea e di specie floristiche e faunistiche assai rare. Qui si trova un'area verde attrezzata dove è possibile immergersi completamente nella natura e lasciarsi avvolgere dai suoi colori e suoni. Qui è stata posizionata una Big Bench n. 262 (Panchina Gigante) che permette di godere di un panorama mozzafiato nel bel mezzo di una verde aria ben attrezzata con capannine per pic-nic dotate di panche e tavoli in legno, barbecue in pietra, illuminazione, giostrine per i bambini; un’area dotata di ogni tipo di comfort con la presenza anche di un ampio parcheggio, di una piscina e di un ristorante. Un posto suggestivo dove non mancherà la possibilità di immergersi a pieno nella natura e farsi coccolare dai suoi suoni e dai suoi profumi, con la presenza di un vero e proprio percorso naturalistico percorribile a piedi, a cavallo e in bicicletta. In una zona periferica di Grottole, in prossimità della strada che porta al fondovalle, nell'area che oggi ha preso il nome di Via Fontana dei Fichi, si trova la Fontana dei Fichi: una fontana storica rurale, la cui importanza è legata principalmente alla sua funzione di approvvigionamento idrico e al valore simbolico per la comunità locale, piuttosto che a dettagli architettonici complessi o decorazioni elaborate. È una fontana tradizionale, probabilmente risalente a diversi secoli fa, che in passato rappresentava un punto vitale per il paese, situata lungo il percorso che collegava la stazione al centro abitato. Veniva utilizzata per l'approvvigionamento di acqua potabile, attinta da una sorgente. È realizzata in pietra locale, con blocchi probabilmente irregolari o appena sbozzati che le conferiscono un aspetto rustico e integrato con l'ambiente circostante. Il nome "dei Fichi" suggerisce la presenza storica di alberi di fico nelle immediate vicinanze, un elemento comune nel paesaggio rurale mediterraneo. È affiancata da un'altra fontana storica, la vicina Fontana Cupone, entrambe considerate parte del patrimonio identitario del borgo. la Fontana dei Fichi assume grande valore etno-antropologico, un simbolo della vita contadina di un tempo e dell'importanza dell'acqua sorgiva per la sopravvivenza della comunità di Grottole.

 

La Riserva Naturale di San Giuliano è un'area protetta di notevole importanza ecologica e storica situata in Basilicata, a pochi chilometri da Matera, e si estende nei territori comunali di Grottole e Miglionico. Il cuore della riserva è l'omonimo lago artificiale, creato negli anni '50 sbarrando il corso del fiume Bradano. Questa vasta zona umida è riconosciuta come Sito di Importanza Comunitaria (SIC), Zona a Protezione Speciale (ZPS) e inserita nell'elenco delle zone umide di importanza internazionale (sito RAMSAR). L'habitat umido, insieme alle aree circostanti, offre rifugio a una ricchissima varietà di flora e fauna, fungendo da punto di sosta fondamentale per l'avifauna migratoria. L'oasi è gestita dal WWF Italia in collaborazione con la Provincia di Matera dal 1989. La vegetazione intorno al lago è varia. Si alternano fasce di conifere ed eucalipti, piantati a seguito della creazione dell'invaso, a lembi di macchia mediterranea autoctona. Tra le specie vegetali presenti si trovano il lentisco, il perastro, il paliuro, il ginepro, la fillirea, il biancospino e la roverella. La riserva è un paradiso per il birdwatching, grazie alla presenza di numerose specie di uccelli, sia stanziali che migratori. Si possono osservare aironi bianchi, gallinelle d'acqua, rapaci come il capovaccaio, il nibbio reale e il falco di palude. L'area ospita anche mammiferi come la lontra (simbolo dell'oasi), e rettili di particolare importanza come la testuggine di terra (Testudo hermanni). La creazione della diga ha modificato l'ecosistema fluviale, creando un ambiente lacustre che ospita diverse specie ittiche. Oltre al pregio naturalistico, il territorio ha un importante valore storico e archeologico. Sulle sponde del lago sono stati rinvenuti numerosi reperti preistorici e altomedievali, inclusi interessanti corredi tombali. La scoperta più famosa è lo scheletro fossile di una balena, soprannominata "Giuliana", risalente al Pleistocene, che è esposto al Museo Nazionale di Matera. La riserva offre percorsi e sentieri per escursioni a piedi o in bicicletta lungo la diga e intorno al lago. Sono disponibili aree picnic attrezzate e un centro visite che organizza attività didattiche e visite guidate su prenotazione. 

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ITINERARIO TURISTICO PRIMA PARTE

ITINERARIO TURISTICO SECONDA PARTE

ITINERARIO TURISTICO TERZA PARTE

 

L'itinerario turistico di Grottole offre un'immersione profonda nella storia e nell'atmosfera autentica di un borgo lucano, combinando l'esplorazione urbana con la bellezza del paesaggio circostante. Il punto di partenza ideale è il centro storico, un labirinto di vicoli, scalinate e piazzette ben curate che raccontano secoli di storia. Passeggiando, si possono notare le tipiche abitazioni in pietra e, per chi è interessato all'artigianato locale, le caratteristiche "grotticelle" un tempo utilizzate dagli artigiani del posto. Nella parte bassa del paese si trova la Chiesa di San Rocco è un luogo di culto di notevole interesse storico e artistico, la cui origine si colloca nel XV secolo. Inizialmente dedicata a Santa Maria la Grotta, la chiesa fu riconsacrata a San Rocco, patrono del paese, nel 1655 dopo una pestilenza. Una grotta preesistente è ancora visibile dietro l'altare maggiore. La facciata a capanna presenta un portale ad arco a sesto acuto, mentre l'interno è diviso in tre navate da colonne. Tra i manufatti artistici si distinguono un organo a canne seicentesco sulla balconata sopra l'ingresso e un pulpito ligneo intagliato dello stesso periodo. La navata sinistra ospita l'altare e la statua di San Rocco del 1755. Altri altari nelle navate sono dedicati alla Madonna Annunziata, alla Glorificazione di Maria, alla Vergine Assunta e alla Santissima Trinità, con opere d'arte che includono bassorilievi e una tela seicentesca. Salendo verso la sommità di uno dei due colli del paese si raggiunge il Castello Sichinulfo (risalente al IX secolo), noto anche come Castello Feudale. La sua imponente facciata domina il borgo, offrendo scorci suggestivi da diverse angolazioni. Edificato principalmente con materiale calcareo locale, il castello presenta un'architettura tipica delle fortezze medievali. Le sue mura possenti erano originariamente difese da merli e feritoie per gli arcieri, elementi caratteristici dell'architettura militare dell'epoca. La sua posizione elevata, garantiva un punto di osservazione strategico per la difesa del territorio circostante. Agli inizi dell'Ottocento, la struttura era composta da ben 13 stanze ai piani superiori e 6 ai piani inferiori, oltre a una stalla e una cantina. All'interno, di notevole interesse storico è un grande camino in pietra, situato in una stanza che precede l'accesso alla torre principale. Questo camino è sovrastato da una grande conchiglia in stucco che custodisce al suo interno uno stemma, forse appartenente alla famiglia Sanseverino di Bisignano, che fu una delle famiglie proprietarie del feudo. Un elemento distintivo è il colossale torrione, la cui finestra spalancata verso il paese è al centro della leggenda locale di Abufina: una storia d'amore tragica di una giovane donna che morì annegata nel torrente Basento mentre si affrettava a raggiungere il suo amato, Selepino. A causa di questo evento, si dice che il suo spirito vaghi nel castello, apparendo alla finestra del torrione nelle notti di luna piena di primavera (da aprile a giugno). La tradizione attribuisce l'avvio della costruzione nell'851 a Sichinulfo, duca longobardo e principe di Salerno, con la funzione di difesa del borgo. Nel corso dei secoli, il castello ha subito numerose trasformazioni architettoniche e passaggi di proprietà, riflettendo le vicende storiche della Basilicata, in particolare nel XII secolo. La sua imponente presenza esterna continua a essere un punto di riferimento e un'attrazione per i visitatori del borgo di Grottole, offrendo un'occasione unica per immergersi nel passato medievale del luogo. È stato anche utilizzato come location cinematografica per il film "I moschettieri del Re" di Giovanni Veronesi nel 2018. Dalla piazza antistante si gode di una vista mozzafiato sulla vallata circostante e sull'iconica Chiesa Diruta dei SS. Luca e Giuliano.

 

La costruzione del convento fu avviata nel 1601 per iniziativa dell'Università e del Re Filippo III. I lavori subirono dei ritardi a causa dell'"inchiesta innocenziana" del 1652, che mirava a sopprimere i piccoli conventi. La benedizione della prima pietra avvenne un anno dopo, nel 1653. Durante il suo periodo di attività, il convento divenne un importante centro culturale per la regione, ospitando una ricchissima biblioteca. Nel 1851 contava ben 1827 volumi. Ha una pianta rettangolare, con una struttura sobria e compatta. Comprendeva un piano interrato con cantine, servizi e locali per la vinificazione. Al piano terra si trovavano il chiostro, la cucina, il refettorio, la chiesa e la biblioteca. Al primo piano c'erano le cellette dei frati. Dopo la soppressione degli ordini religiosi, il convento ha avuto diversi utilizzi, tra cui colonia elioterapica in epoca fascista e lazzaretto per la cura del vaiolo nel 1865 e nel 1949. Tra Viale della Resistenza e Via Garibaldi si trova la Chiesa di San Pietro (XVI e il XVII sec.). Conosciuta localmente anche come Chiesa del Purgatorio, ha recentemente subito importanti lavori di restauro che hanno permesso la sua riapertura al culto nel giugno 2025. L'edificio presenta un'architettura che rispecchia il periodo tardo rinascimentale e barocco della sua edificazione. L'interno è stato oggetto di diversi interventi nel corso dei secoli, e i recenti restauri hanno contribuito a preservarne l'integrità strutturale e artistica. All'interno della chiesa si possono ammirare diverse opere e manufatti di interesse artistico. Al centro della parete decorata con stucchi indorati, nella zona dell'altare maggiore, si trova un pregevole crocifisso in legno intagliato e dipinto. Sul portale maggiore si trova una placchetta in bronzo raffigurante la Madonna del Carmelo. A destra dell'entrata, un altare dedicato a Sant'Antonio Abate ospita una statua del santo, donata nel 1891 dalla famiglia Danzi. Completano l'arredo sacro diverse statue, tra cui quelle di Santa Lucia, San Pietro Apostolo, della Madonna del Carmelo e una Pietà. A circa 13 km di distanza dal centro abitato, su un altopiano che offre una bellissima panoramica sulle colline materane si trova il Santuario di Sant'Antonio Abate. È probabile che il santuario sia la costruzione religiosa più antica del territorio, la storiografia ottocentesca suggerisce che sia stato edificato dopo il 1371 per volere della regina Giovanna I. Successivamente alla costruzione della chiesa, venne annesso un piccolo ospedale per la cura dei malati, in particolare per coloro affetti dal cosiddetto "Fuoco di Sant'Antonio" (herpes zoster). Il santuario si trova in una posizione isolata e panoramica, raggiungibile tramite una strada in parte sterrata e in salita, che ne preserva l'atmosfera di pace e raccoglimento. La Chiesa ha una navata unica a sviluppo longitudinale. I muri esterni sono caratterizzati da un aspetto rustico, grigi e a tratti ricoperti di muschio, che ne testimoniano l'antichità; mentre, all’interno è custodita un'antica statua lignea del santo taumaturgo, risalente ai primi del XV secolo e restaurata nel 2012. Il santuario è un luogo emblematico della fede e della tradizione popolare di diverse comunità del materano. La festa liturgica ricorre il 17 gennaio (giorno d'inizio del carnevale), ma a Grottole si festeggia tradizionalmente il lunedì e il martedì successivi al giorno della Pentecoste. La devozione per il santo, protettore degli animali, si manifesta attraverso riti antichi, come compiere tre giri intorno alla chiesa prima di entrare. Numerosi ex-voto custoditi nel santuario testimoniano le grazie ricevute nel corso degli anni.

 

Questa chiesa è senza dubbio il simbolo più suggestivo di Grottole. Gli imponenti e misteriosi resti di una chiesa parzialmente crollata (“diruta” appunto) a causa di antichi terremoti dominano il paesaggio urbano. Non è possibile visitarne l'interno, ma la sua facciata "scheletrica" e l'atmosfera di decadente bellezza sono perfette per scatti fotografici unici e per riflettere sulla storia del luogo. È visibile da vari punti panoramici del paese, specialmente dal castello. La caratteristica più distintiva è l'assenza del tetto, che apre l'interno alla vista del cielo e offre un'atmosfera unica, soprattutto al tramonto o durante gli eventi culturali che vi si tengono. La struttura è notevole per le sue dimensioni, alta circa 39 metri e larga 20, e domina la valle del Basento dall'alto del centro storico. L’aspetto dell’edificio è severo e monumentale. Sebbene sia difficile valutare l'architettura completa a causa delle rovine, le parti rimanenti suggeriscono uno stile che fonde elementi rinascimentali e barocchi, tipici del periodo di costruzione, iniziato nei primi anni del Cinquecento (a partire dal 1509) sulle fondamenta di chiese più piccole preesistenti, che furono rase al suolo per far posto a un edificio più grande e rappresentativo. L'intento era di farne la nuova chiesa parrocchiale principale del paese. Tuttavia, i lavori non furono mai completati del tutto. Una serie di terremoti e smottamenti nel corso dei secoli ne minarono la stabilità, portando a un crollo parziale nel 1765. A seguito di questo evento, la chiesa fu definitivamente abbandonata e il titolo di parrocchia passò altrove. Da allora è rimasta nello stato attuale, una "fragile bellezza" che testimonia la storia sismica e sociale della regione. La Chiesa Madre di Santa Maria Maggiore (o Collegiata di Santa Maria Maggiore) sorge nel punto più alto del centro abitato e rappresenta il principale luogo di culto del paese; offre un affaccio panoramico sul centro storico e sul paesaggio circostante. La chiesa presenta una struttura interna suddivisa in tre navate. L'architettura è caratterizzata da elementi che riflettono diversi periodi storici e rimaneggiamenti. L'interno della chiesa ospita diverse opere d'arte di rilievo. Tra queste spicca la Distruzione dei Rosari, una grande tela attribuita a Carlo Sellitto e originariamente composta da 15 pannelli che incorniciavano una statua. Una statua in pietra dipinta della Madonna con Bambino, risalente alla metà del XVI secolo, si trova nella navata sinistra. Altre opere di Carlo Sellitto includono una tela raffigurante San Domenico in cattedra che insegna al popolo. Nel cappellone del Santissimo Sacramento sono presenti due tele, una di Nicola Malinconico (Madonna con Bambino tra i Santi Giovanni Evangelista e Lucia) e un'altra di un pittore ignoto. La navata è inoltre arricchita da una statua lignea di San Rocco in Trionfo e da un Crocifisso. A ridosso della Chiesa Madre venne realizzato nel XVI sec. l'ex Convento dei Frati Predicatori (o Domenicani). Sebbene non sia più un convento attivo, conserva ancora gran parte della sua struttura originaria, ben articolata e organizzata per ospitare la vita della comunità, includendo un chiostro, una sala refezione, celle per i frati, una biblioteca e vari locali di servizio. Il portale di accesso al convento, situato a destra della Chiesa Madre, mostra ancora le tracce dello stemma domenicano, sorretto da due angeli. Oggi, l'ex convento è per lo più una proprietà privata, tuttavia, una piccola parte continua a essere utilizzata come casa canonica. Nonostante il cambio di destinazione d'uso, l'edificio mantiene ancora molti dei suoi elementi strutturali originali, testimoniando la sua lunga storia. Nei pressi del centro abitato, in località “Serre”, su una piccola collinetta si trova Il Convento dei Frati Cappuccini, dedicato alla Santissima Trinità.  

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ARTIGIANATO

GASTRONOMIA

RITI E MANIFESTAZIONI 

 

L'artigianato di Grottole è caratterizzato principalmente da una profonda e storica tradizione della ceramica e della terracotta, che affonda le radici in un passato millenario. Questa arte è tramandata di generazione in generazione, utilizzando tecniche antiche che si sono conservate fino ai giorni nostri. L'elemento fondamentale è l'argilla del territorio, una risorsa locale che viene modellata per creare manufatti unici. La lavorazione avviene spesso al tornio, una tecnica che richiede grande maestria ed esperienza. Gli oggetti vengono poi cotti nelle antiche fornaci del borgo, oggi forni elettrici, conservate come parte del patrimonio storico. In passato Si producevano oggetti di uso comune, come vasi, anfore, misurini per l'olio e recipienti vari, che rispondevano alle esigenze della vita quotidiana. Oggi, la produzione include sia questi oggetti tradizionali che pezzi di design contemporaneo. I manufatti sono spesso caratterizzati da smalti e decorazioni che riflettono i colori e i motivi della cultura lucana. L'artigianato non è solo produzione di oggetti, ma un'esperienza culturale viva; si promuovono laboratori dove i visitatori possono cimentarsi con il tornio sotto la guida di maestri artigiani. Il Museo della Ceramica espone reperti storici e opere di artigiani, offrendo un percorso che unisce il passato al presente della comunità. Eventi annuali come "A Spasso nell’Antica Arte della Ceramica di Grottole” celebrano e valorizzano questa identità artigianale unica. Oltre alla ceramica, l'artigianato a Grottole comprende anche altre lavorazioni, sebbene meno predominanti: la lavorazione del legno intagliato e del vimini. Queste attività contribuiscono a mantenere vivo il patrimonio culturale del borgo, preservando saperi antichi e offrendo manufatti che narrano la storia del territorio. 

 

Le tradizioni culinarie di Grottole, profondamente radicate nella cultura contadina e pastorale della Basilicata, celebrano la semplicità, la genuinità e il legame con la terra. La cucina grottolese valorizza i prodotti locali e di stagione, creando piatti sostanziosi e ricchi di sapore. La cucina si basa su pochi, essenziali ingredienti, spesso prodotti a chilometro zero. Le colline circostanti sono rinomate per la produzione di olio EVO biologico, base essenziale per ogni soffritto e condimento. Legumi e verdure, fave, ceci, lenticchie, cicorie selvatiche, finocchietti selvatici e lampascioni sono onnipresenti, spesso combinati in zuppe o piatti unici. La pasta fresca fatta in casa è la protagonista indiscussa dei primi piatti: cavatelli con Peperone Crusco e Mollica Fritta sono un piatto che unisce consistenze diverse e sapori intensi; orecchiette con cime di rapa sono un primo classico, semplice e gustoso; la crapiata: una ricca zuppa a base di diversi legumi e cereali (fave, ceci, lenticchie, grano, cicerchie). La carne e i latticini locali sono di altissima qualità. Delizioso l’agnello proveniente da allevamenti allo stato brado che viene cucinato con erbe aromatiche del territorio, come i finocchietti selvatici, che conferiscono un aroma unico. La pignata è uno stufato tradizionale di carne di pecora, cotto lentamente in una pignatta di terracotta con patate, cipolle, sedano e altri aromi, a volte arricchito con salame e soppressata. Il Pezzente della Montagna Materana è un salume tradizionale (Presidio Slow Food) dal sapore deciso e intenso, preparato con carni suine locali. Viene consumato come antipasto o utilizzato per insaporire sughi e minestre. Il caciocavallo Podolico è un formaggio semiduro stagionato, prodotto con latte di vacche Podoliche, dal sapore aromatico e burroso, spesso servito in taglieri misti. Le tradizioni culinarie a Grottole sono legate ai cicli stagionali e alle festività, I pasti, specialmente durante le feste, sono momenti di aggregazione. L'ospitalità è sacra e i visitatori sono accolti con i migliori prodotti locali. La tradizione contadina insegna a non sprecare nulla, come dimostra l'uso del pane raffermo in molte ricette o l'impiego di carni considerate "povere" per salumi e stufati. Durante le festività, si preparano dolci specifici come i calzoncelli (saccottini ripieni) a Natale o le stozze (simili ai cantucci). La cucina di Grottole è un'esperienza autentica che racconta la storia di un territorio fiero delle sue radici e dei suoi sapori genuini. Grottole è riconosciuta come "Città del Miele" grazie alla sua forte tradizione apistica, alla qualità delle produzioni locali e a iniziative che ne promuovono il valore culturale e turistico. Il Comune di Grottole ha formalmente aderito all'Associazione Nazionale Italiana "Le Città del Miele", una rete di comuni che si impegnano a tutelare e promuovere i mieli italiani e l'apicoltura. Questa adesione testimonia il ruolo centrale che il miele ricopre nell'economia e nell'identità del borgo. L'apicoltura affonda le radici in un contesto ambientale e agricolo ideale, che permette la produzione di mieli biologici di alta qualità, non riproducibili in contesti diversi. I mieli locali sono apprezzati per le loro caratteristiche uniche, che riflettono la ricca biodiversità della flora lucana. Grottole ospita regolarmente eventi dedicati al settore, come la "Premiazione Grandi Mieli di Basilicata", che celebra l'eccellenza apistica regionale e attira l'attenzione di esperti e appassionati. I visitatori possono partecipare a visite guidate agli apiari, laboratori didattici e degustazioni di miele biologico per scoprire i segreti dell'apicoltura e l'importanza delle api per l'ecosistema. In sintesi, Grottole non è solo un luogo di produzione di eccellenza, ma un vero e proprio centro culturale che promuove la conoscenza dell'apicoltura, offrendo esperienze immersive che combinano turismo sostenibile, rigenerazione urbana e valorizzazione delle risorse locali.

 

La Festa patronale di San Rocco a Grottole è l'evento più atteso dell'anno per la comunità locale e rappresenta un momento di profonda devozione e tradizione. I festeggiamenti combinano riti religiosi secolari con eventi civili, culturali e di intrattenimento, svolgendosi generalmente in un arco di tempo che va dal 14 al 17 agosto, con il culmine il 16 agosto. La festa è dedicata a San Rocco, invocato fin dal Medioevo come protettore dalla peste, e a Maria Santissima Assunta. Per i grottolesi, è un'occasione per riunirsi, spesso con il ritorno degli emigrati, e rinsaldare il legame con il proprio paese e le proprie radici. Il momento centrale della festa è la solenne processione che si svolge il 16 agosto. La statua di San Rocco, addobbata e portata a spalla per le vie del paese, viene accompagnata da una grande partecipazione di fedeli, autorità civili e militari e spesso da bande musicali che scandiscono il passo con marce solenni. Durante la processione si tiene il rito simbolico della consegna delle chiavi della città al Santo Patrono, un gesto che sottolinea la protezione per la comunità. Un elemento distintivo e storico della festa è la presenza della "cassarmonica", una struttura in legno decorata, che funge da palco centrale per gli eventi musicali e i concerti bandistici, diventando il cuore pulsante degli eventi civili in Piazza Aldo Moro. Oltre ai concerti bandistici tradizionali, la festa include spesso spettacoli musicali con artisti locali o nazionali e culmina con imponenti spettacoli di fuochi d'artificio che illuminano il cielo sopra il castello, segnando la conclusione festosa delle celebrazioni. L'atmosfera è carica di devozione, gioia e senso di comunità. Le strade si riempiono di luminarie, bancarelle e persone, creando un ambiente vibrante che dura fino a tarda notte. La festa di Grottole non è solo un evento religioso, ma un'esperienza culturale che coinvolge l'intera comunità e i visitatori. La Festa di Santa Maria Assunta che si celebra il 15 agosto, è parte integrante dei solenni festeggiamenti di mezza estate del paese, che culminano il giorno successivo con la festa di San Rocco. La celebrazione unisce la profonda devozione religiosa a Maria con antiche tradizioni civili locali. Il 15 agosto, la Chiesa cattolica celebra il dogma dell'Assunzione di Maria in cielo. A Grottole, questa solennità è vissuta con grande partecipazione. La giornata è dedicata a messe e funzioni religiose che si tengono principalmente nella Chiesa Madre. I fedeli partecipano con devozione a questo momento di fede, che segna il culmine delle celebrazioni mariane dell'anno. La statua della Madonna Assunta viene portata in processione per le vie del centro storico, per poi giungere nella Chiesa di San Rocco, dove rimane esposta per accogliere la preghiera dei fedeli. Questo gesto simbolico unisce fisicamente le due celebrazioni principali dell'agosto grottolese. La festa di Santa Maria Assunta a Grottole è quindi un momento di forte identità locale, che unisce la fede mariana alla ricca tradizione popolare lucana. La Festa di Sant'Antonio Abate è una celebrazione radicata, caratterizzata da una particolarità: la festa principale si tiene in maggio/giugno, il lunedì e martedì successivi alla Pentecoste, a causa delle condizioni climatiche più favorevoli rispetto alla data liturgica del 17 gennaio. La devozione dei grottolesi si manifesta pienamente in primavera inoltrata. I festeggiamenti iniziano sul colle di Altoianni, dove si trova l'antico santuario dedicato al Santo. La festa è scandita da momenti religiosi e di comunità. I fedeli partecipano a un sentito pellegrinaggio e processione verso il Santuario. Il momento culminante è il rientro dell'effige del Santo dalla collina al centro abitato. La statua, accompagnata dalla banda musicale e dai fedeli oranti, attraversa le vie e gli stretti vicoletti del paese, quasi a voler benedire ogni angolo. La festa è rinomata per la vasta e sentita partecipazione dei residenti, che per l'occasione si riversano nelle strade, lasciando il paese quasi "disabitato" mentre seguono il corteo. La Fiera di San Luca a Grottole, che si svolge ogni anno il 13 e 14 ottobre, è una delle tradizioni più radicate del borgo lucano. Dedicata a San Luca Evangelista, la fiera ha un'origine molto antica che risale al tempo del Regno di Napoli. In passato era un evento di grande rilevanza e attraeva mercanti da diverse regioni d'Italia, ma anche dall'estero, inclusi Grecia, Turchia e Jugoslavia. Originariamente si protraeva per 15 giorni. Le tradizioni legate alla fiera includevano un forte legame con la cultura pastorale, con pastori che giungevano con i loro prodotti e il bestiame, accompagnati da musica tradizionale suonata con organetti, flauti, tamorre e mandole. L'evento moderno dura due giorni, le vie del paese si popolano di bancarelle che offrono prodotti tipici e artigianali della zona. L'atmosfera è animata da spettacoli con artisti di strada, inclusi giocolieri, fachiri, maghi e cabarettisti. In occasione della fiera, sono state organizzate le Giornate FAI d'Autunno, con laboratori tematici incentrati su Grottole come "Città del Miele”.

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